martedì 1 novembre 2011

SCAMBIAMOCI I MITI

Donne come noi
che hanno fatto la differenza


Apro questa pagina dopo il Feminist Blog Camp di Torino di questo week end. Il caso del blog Malafemmina, come dicevo ieri, mi ha fatto riflettere sull’esigenza che abbiamo, oggi forse più che in passato, di miti.
Se è giusto valorizzare ciascuno di noi, e ogni suo pensiero e ogni sua sfida sono sacrosanti e importanti, credo tuttavia che sia pericoloso santificare personaggi come Malafemmina – e altri come lei – che “semplicemente” sopravvivono o che “si limitano” ad andare contro corrente rispetto agli stereotipi imposti dalla nostra società. Cosa ci insegnano veramente? A essere più scaltri? A vivere alla giornata? Ad apprezzare di più noi stessi? 

Credo che il mito sia molto di più e che tale debba restare.  Anche se da molto tempo ormai i nostri miti sono costituiti da personaggi in carne ed ossa, e non sono ovviamente più gli dei e gli eroi che popolavano i racconti mitologici degli antichi greci, penso che il mito debba rimanere qualcuno che ha fatto veramente qualcosa di speciale, e non solo per il proprio interesse personale ma anche per quello di altre persone. Non fraintendetemi, non dico che le persone comuni non possono essere o diventare miti. Tutt’altro. Questa è l’era dell’empowerment, è l’era in cui un singolo capisce di avere il potere di cambiare le cose e si attiva per organizzare qualcosa di grande e incisivo insieme ad altre persone.

Ecco, io vorrei raccogliere questo genere donne-mito sul mio blog: donne-mito del passato dalle quali ci sia qualcosa di importante da imparare, e le donne-mito di oggi, che attivando il loro empowerment stimolano anche noi a fare altrettanto.
Qualche giorno fa, ad esempio, Lorella Zanardo parlava nel suo blog di una certa Alice Hallgarten, una donna tedesca che, dopo essersi sposata con l’intellettuale italiano Leopoldo Franchetti ed essersi trasferita in Umbria, a Città di Castello, aprì un laboratorio di tessitura in cui avviava al mestiere della tessitrice le giovani contadine analfabete della zona, per lo più ragazze madri che rischiavano di morire di stenti con i loro figli, permettendo loro di portare anche i piccoli, per i quali c’erano apposite culle di legno. A queste donne Alice insegnava anche a leggere e scrivere e cercava di renderle il più possibile consapevoli, facendole ad esempio ragionare sui danni del corsetto, mettendo a confronto uno scheletro femminile che normalmente indossava un corsetto e un altro invece che era cresciuto libero.
Storie come questa mi lasciano senza parole e ossigenano il mio cervello facendomi venire tanta voglia di fare, inventare, costruire, cambiare.  

Mandatemi il nome e la breve storia la vostra donna-mito e scambiamoci i nostri miti. Parliamo di tutte quelle piccole grandi donne che non trovano spazio in televisione o sui giornali ma che hanno compiuto azioni importanti e memorabili. Immettiamo nella rete contenuti che vadano contro i modelli che vanno per la maggiore nel nostro paese, cioè quello della donna velina e quello della escort di lusso.
Se davvero "siamo quello che mangiamo", credo che sia di questo genere di cibo che dobbiamo nutrire la nostra mente, per trovare l’energia e il coraggio necessari per fare qualcosa di davvero importante. Diamoci tre mesi di tempo per raccogliere le storie e poi voteremo quelle che ci colpiscono di più.  

    


Oggi vi scrivo la storia della mia donna-mito, non so se la conoscete, si chiama Rosa Parks.
Rosa Parks era una donna afroamericana che viveva a Montgomery, capitale dell’Alabama. Il primo dicembre 1955 Rosa, che faceva la sarta, stava tornando a casa in autobus e, poiché l'unico posto a sedere libero era nella parte anteriore del mezzo, quella riservata ai bianchi, andò a sedersi lì. Poco dopo salirono sull'autobus alcuni passeggeri bianchi che le chiesero con prepotenza di alzarsi a lasciare a loro il posto. 

Era infatti un’epoca in cui sugli autobus, nei ristoranti e persino nei bagni pubblici c’era una netta separazione tra i posti per i bianchi, che erano ovviamente i migliori, e quelli per i neri. Di fronte al rifiuto di Rosa, intervenne il conducente che le ordinò di alzarsi e andare nella parte riservata ai neri. Rosa si rifiutò nuovamente, stanca di essere trattata come una cittadina di seconda classe (per giunta costretta, spesso, anche a stare in piedi pur di lasciare liberi i posti per i bianchi) e rimase al suo posto. Il conducente fermò l'autobus e chiamò due poliziotti per risolvere la questione: Rosa Parks fu arrestata e incarcerata per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine. 

Quella notte cinquanta leader della comunità afro-americana, guidati dall'allora sconosciuto pastore protestante Martin Luther King, si riunirono per decidere le azioni da intraprendere per reagire all'accaduto. Il giorno successivo incominciò il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery, una protesta che durò per 381 giorni. Dozzine di pullman rimasero fermi per mesi, poiché i neri costituivano la gran parte dei passeggeri e da loro veniva la maggior parte delle entrate per la compagnia degli autobus. Questi eventi diedero inizio a numerose altre proteste in molte parti del paese. 

Nel 1956, dopo un anno di boicottaggio, il caso della signora Parks arrivò alla Corte Suprema degli Stati Uniti d'America, che decretò, all'unanimità, incostituzionale la segregazione sui pullman pubblici dell'Alabama. Da quel momento, la Parks è diventata un' icona del movimento per i diritti civili. Lo stesso King scrisse sull'episodio descrivendolo come "l'espressione individuale di una bramosia infinita di dignità umana e libertà" e, parlando di Rosa, disse "Rimase seduta a quel posto in nome dei soprusi accumulati giorno dopo giorno e della sconfinata aspirazione delle generazioni future".

La storia di Rosa Parks mi colpisce perchè ha dato il via a una vera e propria rivoluzione nel campo dei diritti civili rimandendo "semplicemente" seduta.  

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