martedì 26 luglio 2011

Bambine, riprendetevi il vostro corpo!

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Due notizie di questi giorni mi hanno colpita. Una è quella apparsa sul Corriere della sera dal titolo “Il mercato dei video hard delle compagne di classe”. Mi ha colpita per l’ipocrisia di chi scrive e della società stessa, che prima inonda dalla mattina alla sera i ragazzini di immagini erotiche e messaggi pedopornografici, (in tv, nelle pubblicità, sui giornali, nei manifesti affissi sui muri delle città) e poi si scandalizza se questi recepiscono questo modo di “essere” e lo applicano alla lettera.

La seconda notizia è quella di Repubblica del 23 luglio dal titolo “Bimba di 5 anni violentata dal branco”. Mi ha suscitato una rabbia incontenibile, non solo nei confronti dei responsabili dell’atrocità, ma, ancora, nei confronti di noi adulti e della nostra società. Siamo noi adulti che abbiamo completamente perso di vista la realtà e non riusciamo più a fornire ai ragazzi i giusti valori e sani modelli di riferimento. E’ questa società che, se non mette un burka alle donne, le mortifica in ugual misura, mostrandole già da bambine in campagne pubblicitarie che le erotizzano e che stimolano gli immaginari perversi dei pedofili, privandole dell’innocenza dell’infanzia e rendendole simili in tutto e per tutto (negli atteggiamenti, nel trucco, nell’abbigliamento) a donne. Anzi, peggio, a donne a completa disposizione … 

Riporto le parole della scrittrice Cristina Obber, che rappresenta in modo lucido quanto sta accadendo.

“Avete presente il video di Lorella Zanardo Il corpo delle donne?
Se lo guardate con gli occhi di un bambino e di una bambina, di tre, quattro anni, e poi sette e poi dieci, è tutto scritto.

Un bombardamento di tette, di culi, di ammiccamenti e battutacce a doppio senso, allusioni e illusioni. Il corpo delle donne appunto, sempre mostrato, sempre filmato all’interno di un gioco, con adulti accondiscendenti che sorridono, dentro il video e a casa, intorno a te, nel tuo salotto, sul tuo divano. Mentre tu giri con il triciclo per casa, mentre fai i compiti di matematica o mentre ti godi quella mezz’ora di televisione con i grandi prima di andare a letto, germoglia e cresce dentro di te un’abitudine all’esibizione volgare della nudità femminile, alla promiscuità dei rapporti, a storie d’amore confezionati in poche ore, coordinati e diretti da telecamere ed autori.

Poi un giorno, a tredici anni, ti fai filmare con il telefonino nel bagno della scuola mentre alzi la maglietta e mostri al mondo le tette.
E il mondo degli adulti grida Al lupo! Al lupo! E ti giudica, violandoti una seconda volta.
Tutti a scandalizzarsi! Oggi. Dov’eravamo ieri? E dove vogliamo essere domani?

Ripartiamo da qui.
E Ripartite da qui anche voi, ragazze, questa non è indipendenza, è dipendenza.
Riprendetevi il vostro corpo, che non è merce di scambio, ma una parte di voi. Riprendetevi la vostra testa e i vostri pensieri.
Questo non è un gioco che diverte, è un gioco che conviene. A qualcun altro.”

Concludo con il manifesto della campagna Libera Infanzia di Giorgia Vezzoli, dalla quale ho ripreso il promo con cui ho aperto questo post.  

Libera infanzia nasce da questa mia domanda:
Siete sicuri che gli stereotipi di genere non siano presenti anche... anzi sopratutto nell’infanzia?
La mia risposta è stata questa campagna. Grazie ad una serie di segnalazioni ho constatato che la discriminazione di genere da parte della comunicazione inizia proprio dall’infanzia.
C'è anche un atro dettaglio: alle bambine vengono imposti ruoli di genere stereotipati, gli stessi che vengono applicati alle donne adulte, compresa la cosidetta erotizzazione del corpo.

L’occidente è la società che tutela l’infanzia in assoluto in termini di leggi contro la pedofilia, pedopornografia e gli abusi sui minori. Ma poi quando andiamo oltre alle leggi scopriamo che le leggi non sono sufficienti per poter affrettarci a dire che i minori sono tutelati.
Gli abusi contro i bambini sono in aumento, il turismo sessuale contro i minori è compiuto maggiormente dagli occidentali e in Italia solo tra il 2008 e 2009 sono spariti più di mille bambini. Inoltre c’è un fenomeno nuovo: quello dell’erotizzazione del corpo infantile da parte dei mass-media.

Se la pedopornografia è un reato, perchè l’erotizzazione dei bambini viene permessa?
Non possiamo considerare dannose pure le immagini che violano l’infanzia, che impongono di essere adulti  precocemente e di essere sessualmente appetibili?
Alle bambine in particolare è richiesto di essere sexy, di assomigliare alle madri, quelle stesse madri che poi vengono vilipese dalle pubblicità e televisione e ridotte a mero oggetto sessuale.

Per questo che ho dato vita ad una campagna che si chiama "Libera infanzia" il cui compito è raccogliere segnalazioni da parte dei/lle mie/i lettori/trici.
Libera infanzia è una campagna che invita a riflettere e non chiudere gli occhi contro l’erotizzazione del corpo infantile, gli steroetipi di genere e l’adultizzazione dei bambini. In Italia parlare della condizione infantile nei mass-media è ancora tabu’.

"Libera Infanzia" non si limita solo a segnalare e creare un monitoraggio sui mass media ma anche di avviare un vero e proprio boicottaggio dei prodotti e delle aziende che violano l’infanzia.
La mia campagna ha messo in atto la realizzazione di un documentario, in cui sono elencate tutte le forme di abuso dei minori da parte della nostra società. Ovviamente entro nel merito soltanto nei confronti dell’abuso dei minori da parte della sfera commerciale, in quanto mi occupo principalmente di queste tematiche.”

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